Onorevole Madia, che cosa sta accadendo al Pd? Sembra sparito, all'ombra di Draghi.
Temo che il nostro partito debba ancora capire come stare nel governo Draghi. Secondo me, deve starci non come ha fatto quando a Palazzo Chigi c'era Conte.

Ovvero?
In quella fase abbiamo fatto l'errore di concentrarci su come rimanere al governo piuttosto che sul come governare. Sono due cose molto diverse. Abbiamo voluto svolgere il ruolo degli equilibratori.

Va cambiato atteggiamento?
Pensi agli ultimi mesi. Se i cittadini si chiedono che cosa ha fatto il Pd nel governo Conte, la cosa che ricordano è che più che altro abbiamo difeso Conte, invece di fare in quel quadro battaglie qualificanti e riconoscibili su grandi questioni che riguardano al vita delle persone.

Lei teme che l'errore compiuto si ripeta?
Per evitarlo, dobbiamo smettere di parlare di tattiche, di alchimie, di alleanze. Io stessa in questo tipo di discorsi mi perdo.

Ma è possibile che la sinistra non guarisca mai dal vizio del guardarsi l'ombelico?
Un momento per superare questa sindrome dev'esserci. Ed è questo. Il governo Draghi, come quello che lo ha preceduto, non è un governo monocolore. Occorre distinguersi, ma non per piantare bandierine. Per parlare al Paese dei temi forti, per condurre su questi le nostre lotte ed essere riconosciuti in nome di questi impegni da portare fino alla fine. Chi ha la leadership dentro il partito per fare le grandi battaglie le faccia, al di là dei ruoli che ognuno ricopre. Anche noi donne, senza aspettare che qualcuno ci dia il permesso, dobbiamo lanciare sfide ambiziose e lavorarci senza tentennamenti, tenendo il punto. Guai a chiederci, come abbiamo fatto nel recente passato: non è che urto qualcuno facendo questa cosa? Liberiamoci del politicismo e dello sguardo corto. Le faccio l'esempio della scuola.

La considera la nuova frontiera del Pd?
In nome dell'equilibrio generale, che poi è quello che ha portato al governo una delegazione di soli uomini ministri, abbiamo difeso per un anno la ministra Azzolina che per mettere in sicurezza le scuole non ha fatto niente. I pulitori d'aria non sono stati messi, i test salivari si sono persi nei meandri del nulla e non si è fatto un piano che leghi la sfera educativa alla sfera sociale, per non rendere anche i periodi di Dad un fattore di aggravamento delle condizioni di chi già è svantaggiato.

Uscire dalle alchimie e dai calcoletti?
Sì, su tutto. C'è per esempio il tema famiglie. I congedi parentali vanno prorogati nei casi in cui si chiudono le scuole, va rafforzato lo smart working, va fatto un piano di sostegno alle famiglie perché la crisi economica dovuta alla pandemia è già diventata in maniera velocissima crisi sociale. E ancora: vanno governate le due grandi trasformazioni del nostro tempo, quella ecologica con un ripensamento delle grandi città, e quella digitale. E' una trasformazione che va resa giusta e inclusiva, puntando sul diritto a Internet e sul valore dei dati dei cittadini che viene detenuto dalle grandi piattaforme e non redistribuito alla collettività.

Il Pd deve insomma riconnettersi con il Paese?
Deve avere, con generosità e coraggio, la leadership per scegliere le battaglie giuste e qualificanti e non mollarle più. Stare affianco a Draghi, il cui governo è l'esito migliore di una crisi subita e non gestita dal Pd, non significa perdere voce e protagonismo. Occorre essere propositivi e costruttivi, nell'interesse di tutti.

Sennò restate al 14 per cento (secondo i sondaggi)?
Far sapere ai cittadini su quali materie il Pd si batte, e quali sono le cose che vuole cambiare, serve per farci riconoscere culturalmente e politicamente. Se questo non accade, i sondaggi restano inchiodati al basso e rischia di scattare lo psicodramma».

Di questo si rischierà di parlare al congresso del Pd?
Prima o poi il congresso ci sarà, com'è ovvio. Ma il parlarne adesso rientra in quelle alchimie politichesi di cui dobbiamo liberarci. Per ritrovare, invece, il senso delle battaglie politiche concrete.