In sintesi queste le mie considerazioni:

1) I partiti della maggioranza hanno mentito in campagna elettorale. Avevano annunciato roboanti tagli di sprechi per finanziare le misure bandiera (Reddito di cittadinanza, flat tax, cancellazione della legge Fornero) e poi hanno proposto una manovra fatta di defict.
2) La sceneggiata del balcone, muscolare e intimidatoria, voleva celebrare queste scelte come una, presunta, grande vittoria popolare. In meno di tre giorni il Governo ha dovuto fare subito una parziale marcia indietro sui numeri annunciati. Questo perché il decollo dei tassi d'interesse e i costi per i risparmiatori si sono palesati sin dal giorno successivo all’annuncio di queste misure.
Ma anche questa retromarcia, parziale e insufficiente, non è bastata certo a dare visione e prospettiva ad una manovra di bilancio demagogica.
3) Se l'intero sistema economico e finanziario (l'UE, il Fondo Monetario Internazionale, Bankitalia, la Corte dei Conti, l'Ufficio Parlamentare di Bilancio, per citare alcuni esempi) dimostra una enorme preoccupazione per le scelte annunciate da questo Governo, non è “colpa” di Draghi, della Merkel o dell’Europa. I “mercati” non sono un’entità astratta ma persone in carne ed ossa che investono sul nostro Paese. Chi investe sul nostro Paese oggi ci giudica, purtroppo, poco credibili.
4) La scarsa credibilità non è un pregiudizio di qualche presunto "potere forte". La scarsa credibilità del nostro Governo è causata molto semplicemente da scelte errate, prive di visione, miopi rispetto al futuro e da un atteggiamento superficiale, volgare e presuntuoso verso gli altri paesi europei e verso la complessità dei problemi che vanno affrontati.
5) Alcuni membri del Governo azzardano paragoni con altri paesi. Anche la Francia ha un alto debito (comunque non paragonabile al nostro) e spende di più. Ma i paragoni finiscono qui. La Francia può spendere di più perché ha proposto scelte economiche più credibili di quelle proposte dal nostro Governo. In fondo, al di là di tanti tecnicismi, il meccanismo è semplice: se qualcuno mi presta dei soldi io ho due strade per convincerlo a continuare a investire su di me: o risparmio tagliando tante spese oppure decido di investire quel denaro in fattori che mi aiutano a crescere. Se invece il denaro prestato lo uso solo per spendere è evidente che chi mi ha prestato i soldi finisce per considerarmi poco serio e o smette di prestarmeli oppure si tutela facendomi pagare molto di più il prestito. E quindi sale il famoso "spread".
6) In tutto ciò, il Governo prova ad alimentare l'illusione ottica della contrapposizione tra sovranisti e tutori dell’austerity. Ma è pura fiction politica (sbaglia anche chi si schiera in modo miope e acritico sulla difesa ideologica dei numeri) e serve solo a creare l’ennesimo nemico verso cui indirizzare il malcontento alimentato delle persone.
Il punto centrale non è il rispetto miope di un numero, di uno "zero virgola". Il problema sta nel merito delle scelte che risultano palesemente sbagliate.
La verità è che il Governo non ha la più pallida idea di dove andare nel medio termine, anzi nemmeno gli importa, perché il problema per loro è capitalizzare consenso con un inganno, solo in vista delle europee del 2019.
7) Il risultato finale di questa manovra ha già avuto un costo per i cittadini (pensate solo ai costi dei mutui come esempio). Ma il risultato finale rischia di essere ancora più alto in termini di tutela del risparmio e di nuovo lavoro. Con l'aggravante che l'investimento sulla povertà risulti una partita di giro, tra cancellazione del reddito di inclusione, delle detrazioni e dei servizi.

Post scriptum
Nelle scorse settimane avevo presentato una richiesta FOIA al Ministero dello Sviluppo Economico riguardo la vicenda ILVA. Visti gli annunci e le bugie del Ministro Di Maio, volevo che fossero rese pubbliche le carte. Il Ministero ha fatto il suo dovere ed ha risposto. Questo dimostra che il FOIA funziona, che il diritto alla trasparenza di dati e documenti pubblici si può concretamente esercitare. Ho sempre creduto molto in questa scelta, sono contenta di vederne l'attuazione e penso anche che questo diritto dovrebbe essere più conosciuto, perché il cambiamento culturale nel rapporto tra cittadini e amministrazioni e nel modo di operare di queste ultime richiede, davvero, un impegno diffuso e collettivo.