In questi giorni stiamo assistendo ad una gestione della legge di bilancio che lascia sbalorditi. Questa manovra è un colossale errore, un dazio che tutti gli italiani pagheranno alla propaganda elettorale del Governo. La retromarcia clamorosa e ridicola da 2,4% a 2,04 per fortuna evita almeno la procedura d'infrazione, ma rimarranno gli effetti di una legge priva di investimenti e rimarrà il discredito politico, che purtroppo coinvolge tutto il Paese, causato da un Governo che ha dapprima urlato scelte irragionevoli, pagando un prezzo enorme sui mercati e si è visto costretto poi, in modo quasi umiliante, a farsi dettare la retromarcia da Bruxelles. Ma evitare la procedura è un bene per tutti.
Male dunque, ma poteva essere perfino peggio.

In questo quadro il Partito Democratico ha fatto opposizione parlamentare nel modo migliore, in condizioni complesse. Ma se il PD fosse giunto a questo appuntamento avendo già un segretario eletto e soprattutto avendo chiuso la stagione dell'analisi e definito in modo collettivo e condiviso una nuova agenda politica, sarebbe stato certamente meglio.

L'ho detto più volte, avrei preferito fare prima il congresso e sono preoccupata per una tempistica che ci porta addirittura a ridosso delle elezioni europee. Mi sarebbe piaciuto che la nostra comunità fosse in grado di esprimere una candidatura femminile capace di incarnare al meglio il cambiamento di cui abbiamo bisogno.
Ora però, chi tiene davvero alla nostra comunità e chi spera di tornare ad essere presto una forza capace di battere questa alleanza nazional sovranista, deve mettercela tutta per evitare che il congresso diventi una rissa incomprensibile e che sia per davvero il momento fondativo di una nuova proposta politica per il Paese.

Come forse saprete, ho deciso di sostenere Nicola Zingaretti ed ho sottoscritto un appello assieme ad altre colleghe come Lia Quartapelle, tra le altre, con le quali mi ritrovo in un comune percorso e con le quali condivido molte valutazioni sul futuro.

Non entro in alcun modo nella polemica retrospettiva che da alcuni è stata rivolta. Resto convinta che i Governi Renzi e Gentiloni siano stati tra i migliori esecutivi che io ricordi e penso anche che se l'Italia non è stata travolta dalla crisi internazionale come capitato alla Grecia ed è riuscita ad uscire dalle secche di una austerità miope lo si deve alle azioni dei nostri governi. E tuttavia penso anche, come ho detto, che l'errore commesso sia stato non aver colto la domanda, quasi esistenziale, di maggior protezione sociale che veniva dal Paese. Questo è stato il nostro punto di sconfitta.

Per molti anni la sinistra ha ritenuto che fosse sufficiente sostenere la crescita per assicurare un benessere diffuso. Si è immaginato che l'abbassamento di alcune tutele sociale fosse il prezzo da pagare per assicurare una competitività che avrebbe compensato la perdita di alcune garanzie con un aumento complessivo della ricchezza. Non è andata cosi, non è andata così nel mondo. Oggi le condizioni globali impongono di ripensare un modello di sviluppo economico socialmente sostenibile. Occorre tenere insieme scelte innovative e radicali per spingere la crescita economica con misure di protezione che rassicurino le persone, alleviando quella paura di futuro che è stata la benzina dei populismi.
Questa è la sfida di fondo della sinistra. Non solo in Italia.

Partendo da questa convinzione, tra chi ha avuto il coraggio di candidarsi al ruolo di segretario, considero Nicola la persona più adatta per la fase che abbiamo davanti. Guardo alle scelte che ha messo in campo in diversi anni di ottima amministrazione sul territorio, anni nei quali ha battuto la destra e i cinque stelle e ha governato con scelte innovative e con un'attenzione alta alla crisi sociale che dopo il 2008 ha colpito pesantemente molte parti del territorio.

Con l'eccezione positiva di Matteo Renzi, in Italia siamo poco abituati all'importanza che la selezione dei leader nazionali passi anche attraverso importanti esperienze di governo e di rappresentanza del territorio. Nicola ha dimostrato di saper guidare una comunità e ha anche dimostrato di saper tenere insieme in modo virtuoso idee e sensibilità diverse nella condivisione di un progetto comune. Ha dimostrato di saper unire.

Queste sono le ragioni per le quali lo sostengo. Ma sono anche le ragioni per le quali invito anzitutto lui, ma anche gli altri candidati, a cominciare da Maurizio con il quale ho lavorato e considero una delle nostre migliori risorse, a condividere sin da subito che qualunque sia l'esito del congresso, dal giorno stesso si lavora insieme.

Siamo al 18%. Abbiamo la forza e le intelligenze per risalire, ma non possiamo sottovalutare il rischio di una progressiva marginalizzazione e l’imporsi di altre forze, vecchie o nuove, pronte ad occupare lo spazio della domanda di cambiamento e giustizia sociale che è propria della nostra storia.