Camera dei Deputati, 13 settembre 2018

Presidente, colleghi, sull'oggetto dell'ordine del giorno che illustro si è pronunciato qualche ora fa anche il Ministro Salvini: stiamo parlando della norma sul bando delle periferie.

Ormai il ministro Salvini parla di tutto, quasi sempre devo dire a sproposito, spesso, come in questo caso, di temi che oltretutto non conosce.

Sulla norma che riguarda il bando periferie - sono intervenuti tanti colleghi prima di me - c'è un dato sostanziale ed inequivocabile: il Governo e la maggioranza stanno togliendo risorse ai cittadini italiani, e si tratta dei cittadini più deboli, perché sono i cittadini che stanno nelle periferie delle nostre città. Questa sembrerebbe la miglior premessa ad una legge di bilancio che, in alcune anticipazioni che abbiamo avuto, il Governo si prepara a fare, al netto delle varie chiacchiere sui , proprio come una legge di bilancio che penalizza i ceti più deboli a favore invece dei più benestanti: penso per esempio all'indiscrezione di stampa che c'è stata, e che segnalerebbe che la verrebbe coperta con la revoca della norma sugli 80 euro.

Ma tornando all'oggetto di quest'ordine del giorno, il bando sulle periferie, quello che è capitato in questi giorni è stato che, finché noi dell'opposizione in Commissione e poi in Aula pubblicamente dicevamo e ci rivolgevamo al Governo e alla maggioranza segnalando che stavano facendo un errore, non c'è stato alcun cenno di riscontro: la maggioranza, il Governo sono andati avanti solo animati dall'ansia distruttrice di dimostrare che sono meglio di quelli di prima. Però, vedete, qui c'è un problema alla radice: un programma di Governo non può essere solo questo, non può essere solo dire “distruggiamo perché siamo meglio di quelli di prima”. Tant'è che poi su questo punto specifico hanno iniziato evidentemente a dirvi qualcosa anche i sindaci dei partiti che sostengono la maggioranza: tanto che c'è stato poi un incontro importante tra il Presidente del Consiglio e l'Associazione nazionale dei comuni italiani, avete iniziato a capire ciò che vi dicevamo, e cioè che stavate compiendo un pasticcio legislativo che sarebbe diventato per i comuni, sui territori un vero e proprio caos amministrativo. E dopo quell'incontro alla Presidenza del Consiglio c'è stata una parziale marcia indietro; però parziale.

E perché dico parziale? Perché è stata una marcia indietro a parole, ma non nei fatti. Voi avevate la possibilità (e noi ci saremmo aspettati questo dopo quell'incontro) di presentare al decreto-legge “milleproroghe” un emendamento correttivo, cambiando quella norma così come vi siete di fatto impegnati a fare già in questo decreto-legge, ma non l'avete fatto; tant'è che noi stiamo discutendo di questo tema sugli ordini del giorno, che impegnano il Governo su futuri provvedimenti.

Ecco, noi con chiarezza vi diciamo che su questo punto rimarremo qui a ricordarvi l'impegno che avete preso a risolvere, a porre rimedio a questo pasticcio che avete creato fintantoché non vi porrete rimedio. E non lo facciamo per spirito di parte, lo facciamo solo per l'interesse collettivo: perché il dato è che progetti utili e concreti scelti dai sindaci per le periferie delle loro città con questa norma sono a rischio; e dall'altra parte noi abbiamo l'incertezza che queste risorse possano, e se mai lo saranno, essere spese per progetti altrettanto utili e altrettanto concreti, e certamente con eventuali tempi più lunghi.

E lo dico in particolare (e concludo, Presidente) per la mia città: se la norma sul bando periferie dovesse rimanere quella che il Governo e la maggioranza hanno voluto approvare, stanno per voler approvare col decreto-legge “milleproroghe”, a Roma verranno definanziati progetti in quartieri come San Basilio, come Corviale, come Collina della Pace, come Tiburtino III. Potrei andare avanti, mi fermo; l'appello è certamente al Governo, alla maggioranza, anche alla sindaca della mia città. Ecco, sindaca, la prego: prima i romani, e poi il Movimento.