Foto di Giuseppe Lami / Ansa - Diritti riservati
Foto di Giuseppe Lami / Ansa - Diritti riservati

Sono stata eletta alla Camera dei Deputati nel 2008, e sono stata rieletta nel 2013 e nel 2018.
Dal mio ingresso in Parlamento ho preso parte all'attività della commissione Lavoro e mi sono dedicata ai temi della precarietà e dei diritti.

Queste le principali proposte di legge che ho presentato come prima firmataria fino al febbraio 2014, quando sono diventata ministra per la semplificazione e la pubblica amministrazione del governo Renzi.

 

Professioni dei beni culturali

E’ la prima proposta di legge che ho presentato, nel 2008. Abbiamo un immenso patrimonio culturale e grandi professionalità per la sua tutela e valorizzazione. Spesso però i giovani archeologi, archivisti, bibliotecari lavorano senza riconoscimento e senza diritti, utilizzando impropriamente contratti previsti per altre mansioni. Per questo, scritta di concerto con le associazioni del settore, la proposta mirava a un loro riconoscimento da parte del ministero dei beni culturali. La proposta è diventata legge nel 2014.

 

Indennità per i precari

In questi anni di crisi i lavoratori precari erano i primi a essere licenziati e gli ultimi a ricevere forme di sostegno al reddito e politiche attive per il loro reinserimento. Nella maggior parte dei casi non ricevevano nulla. Il disegno di legge, che ho presentato come prima firmataria voleva dare una prima risposta al tema, cercando anche di affrontare la questione delle “finte” partite Iva. Si prevedeva un’indennità di disoccupazione per i lavoratori atipici, calcolata sulla contribuzione che avevano versato durante la loro attività lavorativa. Un impianto che poi si è tradotto in alcune delle norme della riforma del mercato del lavoro. Con il governo Renzi è nata la Dis-coll, l’indennità di disoccupazione per i lavoratori coordinati e continuativi o a progetto. La misura, partita in via sperimentale, è stata successivamente resa strutturale e allargata ad altre categorie, come i dottorandi e gli assegnisti di ricerca. La riforma dei lavori autonomi approvata nel 2017 ha dato prime importanti garanzie anche ai titolari di partita Iva.

 

Contratto unico di inserimento formativo (CUIF)

La proposta più complessa della mia attività parlamentare. E’ stata sottoscritta, nella XVI legislatura, da oltre cento deputati delle opposizioni al governo di Berlusconi. Il Contratto unico di inserimento formativo (CUIF) puntava a risolvere il nodo del precariato intervenendo sulla questione dell’accesso al lavoro. Si trattava di un contratto a tempo indeterminato che eliminava le forme contrattuali flessibili, facendo crescere progressivamente le tutele del lavoratore e premiando le aziende che puntavano sul lavoro stabile. Successivamente, nell’elaborare le riforme del mercato del lavoro, abbiamo mantenuto l’impostazione di privilegiare il contratto a tempo indeterminato, favorendo l’accesso iniziale al mercato del lavoro. Con la sua traduzione in misure concrete è stato introdotto e sostenuto il contratto a tutele crescenti. Alla fine del 2017 sono oltre 900.000 i posti di lavoro in più rispetto all’inizio della nostra esperienza di Governo, con oltre due terzi a tempo indeterminato. Una decisa inversione di rotta rispetto alla precarizzazione degli anni precedenti.