Il primo passo per arrivare ad un reclutamento sano è superare le distorsioni del precariato storico nella PA. Per questo motivo viene disegnata una roadmap, che si snoderà tra il 2018 e il 2020, per assorbire chi da tre anni, anche non continuativi negli ultimi otto, lavora nella PA. Per loro un doppio canale: chi ha superato un concorso pubblico potrà essere assunto direttamente mentre per gli altri ci sarà una riserva (50%) nei concorsi che le amministrazioni prevedranno del prossimo triennio.

Alcune norme hanno anticipato il piano generale di superamento del precariato: si è consentito ai comuni un piano di assunzioni straordinario su base triennale per assumere il personale precario dei nidi e delle materne, riconoscendo le professionalità e garantendo la qualità dei servizi; si è riconosciuta all’Istat la possibilità di completare, entro il 2019, le procedure concorsuali per assumere a tempo indeterminato per oltre 350 ricercatori precari, fondamentali per la statistica pubblica italiana.

Inoltre, è stato completamente ricollocato il personale, in esubero, delle province e delle città metropolitane. Il 100% dei dipendenti è transitato verso altre amministrazioni statali e territoriali e, entro il 20 febbraio 2017, tutto il personale ha preso servizio nelle nuove sedi di assegnazione.

E’ stato sbloccato turnover al 100% per i piccoli Comuni virtuosi, e al 75% per tutti gli altri Comuni e per le Regioni virtuose con basso rapporto tra la spese del personale e le entrate.

Avviata la risoluzione di alcuni grandi problemi del personale pubblico, si sono così garantite le condizioni per ripristinare un regime ordinario di reclutamento e ricambio generazionale.

Per tornare ad un regime efficace di assunzioni, la riforma interviene sulla disciplina dei concorsi e sulle modalità di reclutamento. Si introduce il criterio dei fabbisogni allo scopo di superare la rigidità del reclutamento basato sulle le piante organiche e assicurare alle amministrazioni più elasticità e la possibilità di assumere in base a esigenze concrete.

Al contempo, i nuovi concorsi punteranno su prove meno nozionistiche e capaci di far emergere reali capacità pratiche di gestione e risoluzione dei problemi.

Nei prossimi cinque anni è previsto il pensionamento di oltre 450 mila lavoratori: grazie alla nuova disciplina del reclutamento si potrà garantire un ricambio generazionale con l’assunzione di professionalità davvero utili alle amministrazioni per garantire servizi nuovi e migliori ai cittadini.