Grazie, Presidente.
La crisi si è abbattuta su un Paese già fragile dal punto di vista economico, sociale ed ambientale. Tra il 1999 e il 2019, il PIL in Italia è cresciuto in totale del 7,9 per cento. Nello stesso periodo, in Germania, Francia e Spagna l'aumento è stato, rispettivamente, del 30,2, del 32,4 e del 43,6 per cento. Tra il 2005 e il 2019, il numero di persone sotto la soglia di povertà assoluta è salito dal 3,3 al 7,7 per cento della popolazione, prima di aumentare ulteriormente, nel 2020, fino al 9,4 per cento. Con questi dati il Governo apre il Piano nazionale di ripresa e resilienza. Io li cito - e parto da qui - perché penso che ciò che noi facciamo non possa non essere inquadrato dentro la situazione preoccupante in cui versa il nostro Paese. Del resto, l'Italia, forse unica in Europa, sono diversi anni che tenta anche strade di governi emergenziali variamente denominati - governi istituzionali, governi di larghe intese, governi di unità nazionale - per cercare di trovare strade condivise per un Paese che fatica a crescere e fatica a diventare moderno.

L'attuale Governo, il Governo Draghi, è solo l'ultimo in ordine temporale, ma forse è il più importante, ed è il più importante perché si trova a gestire una pandemia drammatica ed è il più importante perché si trova ad organizzare il più imponente piano di investimenti che ci sia mai stato. Questo avviene con la sospensione del Patto di stabilità e crescita, con l'acquisto di titoli sovrani da parte della Banca centrale europea, quindi con il segno tangibile dell'importanza del progetto europeo. Lo voglio dire e sottolineare in quest'aula, perché, ancora quindici mesi fa, forze fuori e dentro la maggioranza inneggiavano alla Brexit e all'uscita dell'Italia dall'Unione Europea.

Dunque, l'Italia è entrata in questa crisi tra i Paesi europei come un Paese fragile e, come tutte le crisi, anche questa crisi colpisce in modo asimmetrico, perché è vero che siamo tutti nella stessa tempesta, ma non è vero, purtroppo, che siamo tutti nella stessa barca.

Questa crisi - è innegabile - ha colpito di più alcune persone e alcuni settori. Quando diciamo che le donne stanno pagando di più, non stiamo dicendo uno slogan, ma una realtà oggettiva. Le donne faticano ancora più di prima a trovare lavoro; quando lavorano, faticano ancora più di prima a conciliare il lavoro con gli impegni familiari, e a pagare di più sono bambini e ragazzi delle zone più disagiate del Paese. Vi è il problema dell'accesso alla scuola: quell'unico pasto giornaliero con le proteine che molti bambini e ragazzi non hanno più potuto avere con le scuole chiuse.

E, poi, altri settori che hanno pagato di più (io ne cito solo alcuni): il turismo, la cultura, la ristorazione, l'organizzazione di eventi, le palestre, le piscine, gli impianti sportivi, il settore automobilistico, il settore della moda, le loro filiere, le attività della montagna e potrei continuare. È per tutto questo che noi oggi votiamo questo decreto, che ha provvedimenti importanti al suo interno.
Penso, ad esempio, al blocco dei licenziamenti, che è stato ed è fondamentale per evitare che tante lavoratrici e tanti lavoratori perdano il lavoro; tuttavia, anche dal blocco dei licenziamenti noi dobbiamo fare emergere una verità del nostro Paese, cioè la fragilità del nostro sistema di welfare. Perché, Presidente, neanche tutti i lavoratori e le lavoratrici hanno potuto beneficiare di questa misura di tutela per non perdere il lavoro.

Ci sono lavoratori con tutele di serie A, lavoratori con tutele di serie B e, ancora, lavoratrici e lavoratori senza alcuna tutela, ed è questa grande complessità che ci ha portato, in questo anno e mezzo, a votare diversi decreti. Siamo, di fatto, in una sessione di bilancio permanente da un anno e mezzo, sempre alla ricerca del tentativo di sostenere coloro che sono più esposti a questa crisi. Quindi, bene questo decreto, bene queste misure, che andavano prese; il gruppo del Partito Democratico le vota convintamente, ma tutto questo non è sufficiente. Dobbiamo dircelo, dobbiamo essere onesti e consapevoli di questo: tutto questo non è sufficiente. Se noi non ci diciamo questa verità, non siamo credibili verso la rabbia che c'è nel Paese; se non ci diciamo questa verità, non centriamo il cuore del problema. Il cuore del problema è, oggi, in Italia, la crisi strutturale del ceto medio; il cuore del problema è l'impoverimento di una fetta sempre più grande di popolazione, che teme per il presente e teme per il futuro.

È l'idea stessa di povertà che noi dobbiamo rimettere in discussione, perché oggi, diciamolo, anche una famiglia con due impieghi e due redditi, che magari ha visto, in questa crisi, ridursi drasticamente uno dei due redditi, ha paura anche solo per una spesa imprevista del figlio, per una malattia del nonno, perché si rompe un computer o uno , necessario per la scuola o per il lavoro, e lo deve ricomprare. Io credo che l'impoverimento della classe media debba essere l'ossessione di questo Parlamento. Però, non c'è una singola misura emergenziale o strutturale per rispondere a questo problema. E forse l'errore culturale dei nostri alleati, dei 5 Stelle, è stato pensare proprio questo: che si potesse dare la risposta finale ed esaustiva al problema del nostro tempo con una singola misura assistenziale. Non è così. Non basta redistribuire, non basta tagliare sempre fette più piccole di una stessa torta. Occorre, questa torta, farla più grande, occorre crescere, occorre uno stimolo eccezionale per favorire la crescita indispensabile nel Paese.

Quindi, ripeto, bene questo decreto, ma noi saremo valutati soprattutto su altro. Noi, la maggioranza, il Governo, il Presidente Draghi, saremo valutati sull'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, su quegli oltre 200 miliardi che rappresentano la vera scommessa per questo Paese. Il Partito Democratico, in quel Piano, ha chiesto e ottenuto una clausola per l'occupazione delle donne e dei giovani Il Partito Democratico ha chiesto e ottenuto, in quel Piano, investimenti in formazione, che è il vero antidoto contro la povertà, ITF, materie STEM, investimenti sulle competenze, che sono investimenti sulle persone, ma anche sulla competitività del Paese. E, allora, io vorrei appellarmi davvero a tutti, alla maggioranza, al Governo, anche all'opposizione, anche a chi ha scelto di rimanere fuori da questa maggioranza: facciamo, a partire dalle misure del Piano nazionale di ripresa e resilienza, un grande patto per la classe media. Io non so se sono queste le riforme a cui Matteo Salvini si vuole sottrarre, quando dice che non è tempo per le riforme. Io so che tutto questo lo aspettano milioni di famiglie italiane, che non possono più vivere ogni giorno questa età dell'ansia. Lo fece Barack Obama nel 2009, all'indomani della crisi del 2008: una task force per la classe media; dare la percezione a milioni di persone che, malgrado gli sforzi e i tanti investimenti, non si sentono presi in carico, si sentono abbandonate nella loro solitudine, nel loro destino individuale e non in un destino collettivo.

E allora Presidente - e concludo - che l'assegno unico che deve partire sia il primo passo per ulteriori, coraggiose riforme. Se il Governo vorrà cogliere questa opportunità, usando questo periodo eccezionale della storia per cambiare alcuni fondamentali delle politiche e dei pilastri del welfare e del sistema fiscale del nostro Paese, troverà al suo fianco il gruppo del Partito Democratico.
Perché per noi il faro dei nostri interventi - in questa maggioranza, per questo Governo e fino alla fine della legislatura - è la questione sociale.