Stamattina sono a Civitavecchia, arrivata in treno da Roma.
In stazione si sentono in continuazione gli annunci sulle agevolazioni per andare a votare. Certo, per un fuori sede è importante poter usufruire di uno sconto per tornare a casa ed esercitare il diritto al voto. Ma se vogliamo essere sinceri, non basta. Soprattutto in vista del 25 settembre, laddove gli analisti già parlano di astensione record.
Sono quasi 5 milioni gli studenti e lavoratori costretti a tornare nel luogo di residenza per votare. Oggi il Sole24Ore parla addirittura del 10,5% dell’intero corpo elettorale.
C'è per loro un modo alternativo? Non c’è, e l'effetto è inevitabile: se la scelta è tra esercitare un diritto a costi economici e di tempo altissimi e l'astensione, la seconda opzione vince sempre.
Eppure eravamo vicinissimi all’approvazione di una legge che risolveva il problema.
Ma l’epilogo lo conosciamo bene: è arrivata una crisi di Governo di cui, sotto molti aspetti, facciamo ancora fatica a capire il senso.
Su un tema importante come quello della partecipazione non abbiamo scuse. Questa è una di quelle ingiustizie su cui il prossimo Parlamento sarà chiamato a lavorare in fretta, senza ulteriori rinvii. Anche per questo mi ricandido: per difendere il diritto dei fuori sede, di chi lavora e studia lontano dalla propria città, di poter votare dove si vive.