C'è una discussione nel Pd a cui non possiamo sottrarci. Oggi, anche l'intervento di Veltroni sulla fragilità del sistema istituzionale e sulla legge elettorale, sottolinea che accettare un sistema puramente proporzionale fortemente parcellizzato significa aver scelto di essere una forza politica senza vocazione espansiva che rinuncia a rappresentare temi e mondi che ci appartengono e finisce per limitare il suo ruolo a quello di perenne equilibratore di coalizioni instabili.
Il Partito Democratico è nato per essere la casa di tutti i riformisti. Non è solo una questione di legge elettorale ma di identità culturale del nostro partito. Io vorrei che il PD fosse il partito europeista dei giovani, della transizione ecologica, dello sviluppo tecnologico che combatte le disuguaglianze, della crescita e delle tutele che non si riducano a mera assistenza, dei diritti sociali e civili.
Noi dobbiamo far sì che il Next Generation EU non sia semplicemente la risposta emergenziale alla pandemia, ma il primo passo di una grande riforma del progetto europeo, che sia più ambizioso e integrato, per riguadagnare sovranità al livello giusto per fronteggiare le sfide globali e per dare risposte più convincenti e concrete ai bisogni dei cittadini.
Il Governo Draghi rappresenta una soluzione d'eccezione in una situazione di drammatica emergenza sociale e istituzionale.
Noi dobbiamo essere la forza che vuole un sistema stabile e credibile per le persone ma anche la forza delle grandi scelte coraggiose dove tutti i riformisti possano riconoscersi. Questa discussione è fondamentale e mi aspetto si faccia fino in fondo in modo aperto.