Grazie, Presidente. Noi pensavamo che il dramma della pandemia sarebbe stato lo spartiacque più importante della storia recente e invece ci troviamo dentro una crisi internazionale che io penso sconvolgerà il mondo ancora di più rispetto a come lo conoscevamo. Gli esiti sono da definirsi, anche le conseguenze economiche, commerciali, finanziarie, geopolitiche, ma tutti noi dall'inizio di questo conflitto abbiamo subito capito che si trattava di un prima e di un dopo e alla politica oggi è chiesto il coraggio delle scelte. Io vorrei in questi pochi minuti distinguere tra emergenze e scelte strutturali. Parto dalle emergenze: le stime di crescita dell'area euro al 4 per cento sicuramente andranno riviste e andranno riviste al ribasso; noi non sappiamo di quanto, ma sappiamo che andranno riviste al ribasso, così come sappiamo che ci sarà una sofferenza per le imprese, soprattutto per quelle che dipendono dalle esportazioni delle zone di crisi, così come sappiamo che ci sarà un rimbalzo negativo per la dipendenza dalla fornitura di gas, così come sappiamo che ci sarà un costo sui conti pubblici per gli aiuti doverosi, aiuti umanitari che noi stiamo dando e daremo al popolo ucraino.

 

Possiamo anche immaginare riregionalizzazioni di processi economici commerciali e finanziari nelle sfere di influenza delle grandi potenze e, insieme a tutto questo, noi alcune emergenze già le tocchiamo con mano: i rincari delle materie prime dall'energia ai prezzi dei beni alimentari. Bene ha fatto il Governo a intervenire con determinazione, a intervenire con tempestività; e io credo che l'Europa debba a questo punto fare un passo in più e spero che la discussione e la decisione in Europa ci portino presto a un tetto europeo per il prezzo del gas. Perché vede, Presidente, noi dobbiamo rispondere alla realtà e la realtà è già una realtà dura che sta facendo arrivare nelle case alle imprese bollette pesanti. Ma noi abbiamo oggi un ulteriore responsabilità che è quella di rispondere anche alla percezione; e io dico: attenti alla paura, perché le persone dopo due anni di pandemia - e adesso con la guerra - rischiano di rimanere in una condizione strutturale di incertezza verso il futuro, in una condizione psicologica che li spinge a non investire, a non acquistare, a non consumare. Siamo noi che dobbiamo dare risposte a queste paure, noi abbiamo il dovere oggi come classe dirigente della protezione di evitare che questa crisi porti un ulteriore scivolamento verso il basso di un pezzo di ceto medio. Però Presidente, dicevo all'inizio che oltre alle emergenze ci sono le risposte strutturali, ci devono essere le risposte strutturali, che ovviamente sono il tema più complesso. Io credo che il punto lo abbia centrato molto bene il commissario Paolo Gentiloni quando ha detto che l'Unione Europea sconta una dipendenza strutturale su settori strategici. Penso ovviamente all'energia, alla difesa, alla tecnologia. Allora ciò che sta accadendo, al netto degli esiti finali, al netto di quel che capiterà nei prossimi giorni e nei prossimi mesi, ci deve spingere a lavorare per un'autonomia strategica dell'Unione europea

 

Certamente e saldamente dentro la NATO, certamente in solida alleanza con gli Stati Uniti, ma autonomia strategica dell'Unione europea e ancoraggio alla NATO devono camminare di pari passo. Ci vorranno anni e ci vorranno risorse. Ci vorranno risorse e ci vorranno anni. Ma se questa è la strada che abbiamo davanti noi non possiamo permetterci di sbagliare di fronte a questa emergenza le risposte strutturali. Non possiamo permettercelo perché lo abbiamo già fatto questo errore dopo la crisi del 2008: ne abbiamo visti i risultati ne abbiamo pagato le conseguenze e però e concludo Presidente l'altra cosa che non possiamo permetterci è di far pagare questa autonomia strategica per cui dobbiamo lavorare al nostro welfare; perché, Presidente, gli investimenti di cui avremo bisogno a livello europeo e la necessità della sostenibilità del nostro debito pubblico potrebbero - e uso il condizionale perché non deve avvenire - spingerci di nuovo a sacrificare ulteriori quote di welfare, di spesa sana, di spesa per l'istruzione, formazione, tutela alla disoccupazione, sanità. Questo non deve avvenire; questo è un tempo che ancora una volta ci chiede la rottura degli schemi. Qualche tempo fa l'obiettivo era sospendere il patto di stabilità; oggi diamo quasi per scontato che questo debba avvenire ma abbiamo bisogno del passo in più e il passo in più è la politica di bilancio comune. Servono investimenti comuni, serve debito comune, serve continuare sulla strada del PNRR; è l'unico modo che abbiamo per tenere insieme autonomia strategica dell'Unione Europea e sostenibilità sociale.